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Caglio, marzo 2020

SEMPRE PIU’ ESTESI I NOSTRI BOSCHI,
MA COME STANNO?

VIAGGIO TRA GLI ALBERI DEL TRIANGOLO LARIANO

Il bosco non è in ritirata: al contrario continua ad avanzare, dove i pascoli sono abbandonati. Ma questo abbandono fa male anche al bosco: non più curato è preda di malattie, incendi, intemperie. Che fare? Pro Caglio ne parla con gli esperti della Comunità montana

I boschi del Triangolo lariano non sono sotto assedio, al contrario: continuano a espandersi, riconquistando i terreni di montagna non più coltivati. E’ davvero una buona notizia? No, purtroppo. I pascoli verdeggianti che “spezzavano” la selva fitta erano belli da vedere, un elemento positivo del paesaggio alpino. Ma soprattutto, l’abbandono della montagna fa crescere sì il bosco, ma in modo selvaggio e incontrollato, e questo è tutt’altro che positivo. Anche la foresta infatti ha bisogno di cure, come i campi: tagliare gli alberi morti, malati o cresciuti su pendenze eccessive, sostituirli con piante nuove, togliere le foglie cadute, regolare l’erba per far respirare il sottobosco, curare i sentieri e i muretti a secco, sono azioni essenziali per mantenerlo vivo e tutelare la biodiversità.

L’economia contadina aveva bisogno del bosco e se ne prendeva cura. Oggi non più

Una volta ci pensavano gli agricoltori residenti, certo perché avevano un interesse economico a farlo: legna, castagne, nocciole, selvaggina e anche, semplicemente, l’uso dei sentieri come vie di comunicazione. Oggi che questo interesse non c’è più, i boschi sono abbandonati in balia degli incendi, delle frane, delle intemperie e delle malattie. Nel 2018 è stata proprio la nostra provincia, Como, quella maggiormente colpita dagli incendi boschivi, con 28 casi. Anche a Caglio abbiamo avuto un bel dispiacere: vicino al santuario di Campoé, il maestoso faggio bicentenario è stato gravemente danneggiato dal maltempo e dal vento dei mesi scorsi, e alcuni rami spezzati hanno dovuto essere tagliati. Tornerà quello di prima, con le dovute cure? Forse, ma occorrerà molto tempo.

I boschi coprono il 70% del territorio lariano. La massima parte è di proprietà privata

Meglio una foresta di alberi che di palazzi, su questo non c’è dubbio: il boom edilizio degli anni ’70 e ’80 del Novecento è solo un ricordo e da questo punto di vista il territorio lariano si può considerare fortunato. Abbiamo una flora eccezionalmente varia e ricca tra i due rami del lago di Como: il bel libro pubblicato dalle Guardie ecologiche volontarie della Comunità montana descrive 500 specie tra alberi, arbusti e fiori, e non sono tutti. Noccioli, castagni, faggi, abeti, betulle, e tra i fiori le primule, il bucaneve, il ciclamino, la genziana, il mughetto, solo per fare qualche nome, sono un patrimonio preziosissimo di bellezza e di biodiversità. Può stupire, ma quasi il 90% di questo patrimonio è di proprietà privata. Non in territorio cagliese, dove la percentuale è ribaltata: la gran parte dei boschi sono di proprietà comunale.
“Per l’ente pubblico, intervenire sulle proprietà private è veramente un’impresa ardua, anche quando ci sono ragioni di sicurezza, come ad esempio un albero che rischia di crollare: le procedure sono complesse e i tempi diventano lunghissimi” dice Amedeo Gelpi, responsabile Agricoltura e Foreste della Comunità Montana del Triangolo Lariano.

Trovare nuove ragioni economiche per prendersi cura del bosco

La manutenzione dei boschi è costosa, ed è difficile chiedere a un proprietario di investirci somme rilevanti senza nessuna prospettiva di ritorno economico. Il problema di oggi è trovare nuove ragioni economiche perché i privati si prendano cura dei propri terreni in montagna.
Le attività da incentivare potrebbero essere agricole, ma anche turistiche. L’impresa agricola può trarre beneficio dal taglio del legname, ammortizzando i costi dei macchinari con la manutenzione dei giardini privati. “Negli ultimi anni sono nate nel nostro territorio diverse aziende agricole boschive, incentivate a nascere da agevolazioni della Regione Lombardia” prosegue Gelpi. “Anche gli agriturismi, o in generale gli albergatori, possono avere interesse a valorizzare i boschi intorno alla struttura ricettiva, per proporre itinerari escursionistici, ad esempio”.

Curare i boschi di proprietà pubblica: importante il ruolo delle associazioni

Almeno sulla carta, è più facile prendersi cura dei boschi demaniali. Con un’adeguata pianificazione, si possono ottenere contributi sia europei che regionali per riqualificare il patrimonio forestale pubblico. Si tratta però di bandi sempre abbastanza complicati e che non garantiscono mai una copertura totale delle spese, quindi adatti soprattutto a zone dove il bosco ha già una sua economia (Valtellina, valli bresciane e bergamasche) e non per i boschi lariani, che per lo più hanno scarso o nullo valore commerciale. Qui è’ importante coinvolgere le associazioni non profit del territorio, come le pro loco, che possono utilizzare piccoli finanziamenti concessi dalla Comunità Montana con procedure più semplici e rapide rispetto a quelle dei bandi veri e propri. Un esempio tipico è la cura dei sentieri, parte integrante del bosco: i volontari possono tenere in ordine la segnaletica, tenere pulito il tracciato, ripristinare staccionate, gradini o muretti a secco, e altre manutenzioni relativamente semplici. I sentieri curati e accessibili sono uno dei sistemi migliori per promuovere il turismo.

Un volontariato molto speciale: le Gev, Guardie ecologiche volontarie

Sono gli angeli custodi dei nostri boschi, pronti a rimetterci “in riga” se, percorrendo un sentiero, combiniamo qualche marachella, come raccogliere una primula (sono protette, sì) o lasciar cadere una carta per terra. Ma ci sanno anche incantare raccontando le meraviglie della natura intorno a noi. Sono le Gev, le Guardie ecologiche volontarie. Nel Triangolo Lariano sono 32, e ogni settimana ci regalano più di cento ore di vigilanza, organizzate dalla Comunità Montana. Hanno lo status di guardie giurate: sono pubblici ufficiali, senz’armi naturalmente, ma con poteri sanzionatori, insomma ci possono multare. Dice però Gianluigi Donegana, coordinatore delle Guardie ecologiche: “Il nostro ruolo è soprattutto educativo, più che repressivo. Spesso incontriamo persone che non hanno idea di stare compiendo un illecito, come nel caso della raccolta dei fiori. Allora si parla, ci si spiega, e quasi sempre funziona”.
Chi è interessato a diventare Gev deve seguire un corso impegnativo, incentrato sulle norme nazionali e regionali di tutela dell’ambiente. Per conoscere i corsi in programma e per ogni altra informazione, il posto giusto è la pagina istituzionale delle Gev presso la Comunità montana del Triangolo Lariano.

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