Caglio, giugno 2020
CAGLIO, DALL’ASSENZA ALL’ESSENZA
TRA VICOLI E VILLE, UN ITINERARIO DI (RI)SCOPERTA
Ricorderemo il 2020 come l’anno “senza”: senza i Sapori nelle corti, senza le Olimpiadi dei bambini, senza i concerti live. Però la bellezza di Caglio è intatta e resa ancora più affascinante da quel pizzico di malinconia. Perché allora non approfittare di questa “assenza" di eventi per riscoprirla nella sua “essenza”?
Vi proponiamo un itinerario di architettura e natura, da percorrere senza fretta, a piedi, in circa tre ore (due ore nelle varianti abbreviate).
Chi arriva con l’auto può lasciarla nel parcheggio appena fuori paese, collegato da una rampa al borgo medievale di Funcai (Fondo di Caglio), la parte inferiore del centro storico, molto ben conservato e interamente protetto dal Ministero dei beni culturali. Si può parcheggiare anche in piazza Giovanni XXIII, a fianco della chiesa parrocchiale, e poco più sotto in piazza del Mercato, presso l’Arena civica. A Caglio si arriva da Milano anche col treno e poi con l’autobus, che ferma ad Asso, davanti alla stazione ferroviaria.
Si parte dalla parrocchiale di SS. Gervaso e Protaso, con il bel portale in pietra
L’itinerario comincia dalla parrocchiale, dedicata ai santi martiri Gervaso e Protaso, fratelli gemelli, giovanissimi martiri di epoca romana. La chiesa, seicentesca, vanta un elegante portale in pietra, e all’interno un sontuoso altare in marmi pregiati del ‘700. Vi sono inoltre custoditi quattro preziosi dipinti di Andrea Appiani, attribuiti con certezza solo nel 2019. Usciti dalla chiesa, girate a destra e scendete nel borgo medievale di Funcai (“Fondo di Caglio”), la parte inferiore del centro storico. Entrati nel borgo, immergetevi nella suggestione degli antichi edifici in serizzo, il granito tipico di queste zone della Lombardia, lavorato da abilissimi scalpellini.
Architetture rurali in pietra e legno: un tuffo nel passato
La via Canonico Biglieni si apre in uno slargo, dove si affaccia al primo piano una tipica balconata in legno. Scendendo ancora, passando sotto un arco, vedete a destra l’antichissima Ca’ del Cunvent, tuttora abitata (rispettate gli spazi privati!), e di fronte il portone principale della Corte del Fiore, anch’essa abitata, ingentilito da un’edicola affrescata con la Madonna di Grenoble, ringraziamento di un cagliese emigrato in Francia, probabilmente un abile muratore, che in quella città fece fortuna. Alla fine della via, ecco aprirsi l’ultima piazzetta del paese. L’edificio più significativo è la quattrocentesca Corte dei Porro, grande casa colonica recentemente acquistata da un privato che ha intenzione di ristrutturarla valorizzando le antiche architetture rurali. L’ingresso principale della casa è fuori dalla piazzetta, affacciato sulla carrozzabile che dal paese scende verso valle. Di fronte, le cime dei Corni di Canzo, montagne molto amate dagli escursionisti lombardi.
Parrocchiale di SS. Gervaso e Protaso
via Biglieni
La piazzetta con il quadro di Segantini "Le due madri"
LA NEVERA
La Madonnina di casa Bianconi
Il filetto o mulinello
Da vedere: la casa di Carlo Bianconi, la Nevera, la torre più alta del paese
Ritornate in piazzetta e prendete la stradina sulla destra, arrivo della vecchia strada per Asso. Prima di risalire a sinistra, uno sguardo alla casa che fu del cittadino cagliese sicuramente più celebre, Carlo Bianconi. Emigrato a inizio ‘800 in Irlanda, creò il primo servizio pubblico di diligenza, che lo fece molto apprezzare in quel Paese, tanto che divenne sindaco di Clonnel, la sua città di adozione, trasformando il suo nome in Bryan Cooney. Notevole la Madonnina seicentesca nell’edicola a sinistra della casa.
Percorrete dunque lo stretto vicolo in salita e fermatevi alla Nevera, nel giardinetto sulla sinistra, piccolo gioiello di architettura tradizionale usato in passato per stoccare la neve e rinfrescare così i cibi durante l’estate. Poco più su, girate a destra e attraversate l’Arena, inaugurata nel 1983, il centro degli eventi estivi e delle sagre gastronomiche. Prendete poi di nuovo la salita per visitare la Contrada del Rosario, la parte superiore del centro storico. Dopo il maestoso portale in pietra della Corte Rizzi, sull’angolo, in corrispondenza di un trivio notate a destra, a ridosso del muro, il filetto o mulinello, antico gioco in pietra.
A sinistra s’impone la torre, l’edificio più alto di Caglio. Costeggiatelo salendo e poco più su passerete davanti alla casa dove abitò il grande pittore Giovanni Segantini (purtroppo imbruttita da una tettoia in plastica ondulata). Il maestro divisionista visse un anno a Caglio per dipingere il capolavoro Alla Stanga.
Alcune tra le sue opere più belle sono riprodotte a grande dimensione in diversi punti del borgo antico, creando una mostra permanente a cielo aperto, il Percorso Segantini
Dal Medioevo al ‘900: le sontuose ville sulla via per Sormano
La Contrada del Rosario termina sulla via Segantini, carrozzabile, da seguire a destra in direzione Sormano per ammirare alcune splendide ville novecentesche con parco, situate lungo la strada: villa Moiraghi (oggi di proprietà della famiglia Villa), villa Santagostino e villa Giuliani, nel cui parco si trova una splendida chiesetta romanica dedicata a S. Valeria e Vitale martiri. La chiesetta, essendo su terreno privato, è visitabile solo in alcune occasioni.
Tornate indietro e prendete a destra per via Lugano. La salita in asfalto dopo poco diventa pedonale, lastricata, e attraverso i prati conduce al sentiero alto. Prendetelo girando a sinistra per raggiungere il Belvedere Segantini.
LA CHIESETTA DI SANTA VALERIA NEL PARCO PRIVATO DI VILLA GIULIANI
CASA VILLA
IL CAMPANILE DELLA CHIESETTA DI SANTA VALERIA VISTO DAI PRATI
LA PIANA DI SANTA VALERIA
Spiritualità e natura al santuario della Madonna di Campoé
Prendete a destra il viale Campoé, fiancheggiato da magnifici tigli, con le cappelline della via Crucis, progettate dall’architetto Ottavio Cabiati. In fondo al viale, una lunga scalinata conduce all’omonimo santuario mariano, meta di pellegrinaggi da quando, nel 1626, fu teatro di un miracolo. L’edificio conserva al suo interno una bella raffigurazione della Madonna del Latte tra due angeli musicanti, datata 1508. Lo scenario naturale è incantevole, tra prati e boschi tutto intorno. Terminata la visita, si torna in paese con la strada asfaltata scendendo per 15 minuti. Un ultimo sguardo alla chiesa e l’ itinerario è concluso.
La piana di S. Valeria, sfondo del capolavoro di Segantini “Alla Stanga”
Lo splendido panorama sulle Grigne che vedrete è lo sfondo del capolavoro Alla Stanga, che Segantini dipinse qui a Caglio nel 1886. Il quadro è riprodotto a grandezza naturale e un pannello fotografico permette di riconoscere le montagne. Superato il belvedere, si esce dal sentiero prendendo a destra la strada asfaltata, si sale per un brevissimo tratto e si gira a sinistra per raggiungere il cimitero. Interessante la cappella antica dei Morti di pianura, utilizzata come lazzaretto ai tempi della peste in Lombardia, che riproduce in piccolo il Lazzaretto di Milano.
Due varianti più brevi
Per chi non vuole camminare troppo, l’itinerario si può “spezzare” in diversi moduli.
- Dopo il Belvedere Segantini si può scendere subito a sinistra per la via Ai Monti, asfaltata, e ritornare in piazza della chiesa parrocchiale.
Si lascia fuori il santuario di Campoé. - Tornando indietro dalle ville, invece di salire per via Lugano si può proseguire dritti, riprendendo la via Segantini e tornando alla chiesa.
In questo caso si rinuncia sia al santuario che al Belvedere.
La piana di S. Valeria, sfondo del capolavoro di Segantini “Alla Stanga”
Lo splendido panorama sulle Grigne che vedrete è lo sfondo del capolavoro Alla Stanga, che Segantini dipinse qui a Caglio nel 1886. Il quadro è riprodotto a grandezza naturale e un pannello fotografico permette di riconoscere le montagne. Superato il belvedere, si esce dal sentiero prendendo a destra la strada asfaltata, si sale per un brevissimo tratto e si gira a sinistra per raggiungere il cimitero. Interessante la cappella antica dei Morti di pianura, utilizzata come lazzaretto ai tempi della peste in Lombardia, che riproduce in piccolo il Lazzaretto di Milano.
Spiritualità e natura al santuario della Madonna di Campoé
Prendete a destra il viale Campoé, fiancheggiato da magnifici tigli, con le cappelline dei misteri del Rosario, progettate dall’architetto Ottavio Cabiati. In fondo al viale, una lunga scalinata conduce all’omonimo santuario mariano, meta di pellegrinaggi da quando, nel 1626, fu teatro di un miracolo. L’edificio conserva al suo interno una bella raffigurazione della Madonna del Latte tra due angeli musicanti, datata 1508. Lo scenario naturale è incantevole, tra prati e boschi tutto intorno. Terminata la visita, si torna in paese con la strada asfaltata scendendo per 15 minuti. Un ultimo sguardo alla chiesa e l’ itinerario è concluso.
Due varianti più brevi
Per chi non vuole camminare troppo, l’itinerario si può “spezzare” in diversi moduli.
- Dopo il Belvedere Segantini si può scendere subito a sinistra per la via Ai Monti, asfaltata, e ritornare in piazza della chiesa parrocchiale.
Si lascia fuori il santuario di Campoé. - Tornando indietro dalle ville, invece di salire per via Lugano si può proseguire dritti, riprendendo la via Segantini e tornando alla chiesa.
In questo caso si rinuncia sia al santuario che al Belvedere.